PER UNA STORIA DELLA SUPERSTRADA

Per una storia della costruzione della Superstrada, ora ribattezzata SS 682, che a Cinquefrondi ha cambiato tutto, nel bene e nel male. Coi suoi decennali cantieri. Coi suoi appalti & subappalti. Con il territorio, il paesaggio, lo sguardo, trasformati per sempre. Con i suoi dieci minuti per andare sulla Jonica. E coi suoi incidenti e problemi di sicurezza.

Il collegamento tra i due versanti jonico e tirrenico attraverso il Passo della Limina è noto sin dall'antichità. I greci e poi i romani lo usarono per collegare tra loro diversi insediamenti. Le opposte fiumare (lo Sciarapotamo a est e il Torbido a ovest), che costituiscono una singolarità per via del fatto di condividere le sorgenti in una medesima zona, da sempre hanno costituito una naturale via di comunicazione. In entrambi i versanti sorgevano numerosi monasteri, veri centri di scambio e di contatto con l'esterno, e luogo di passaggio per i tanti viaggiatori.
Fino all'alluvione del 1972 il collegamento terrestre Jonio-Tirreno era garantito dalla SS 281 (ora SP 5) Rosarno-Melicucco-Polistena-Cinquefrondi-Mammola-Gioiosa Jonica-Marina di Gioiosa Jonica: una specie di mulattiera di montagna fino al valico di Passo della Limina, a 822 metri. In seguito agli ingenti danni delle piogge la strada rimase chiusa al traffico (anche se informalmente percorribile) per molti anni. Solo l'apertura della Jonio-Tirreno ha rimesso in contatto due comprensori che avevano smesso di comunicare.

La voce relativa alla SS 682 su Wikipedia. Un paragrafo del Libro Bianco sulle Strade dell'Anas, 2006, col profilo della strada. Qui una foto in fase di costruzione e qui altre foto più recenti.

ASPETTI TECNICI
. La strada risolve (non sempre nel modo ottimale) arditi problemi tecnico-costruttivi. In meno di 20 chilometri si sale quasi dal livello del mare fino alla montagna e dallo svincolo di Polistena-Cinquefrondi la strada si sviluppa su un lunghissimo viadotto. Fino al 2006 lo Sciarapotamo I (5527 m.) era il terzo per lunghezza esistente in Italia, mentre la galleria di valico (3200 m.) è al 49. posto nella graduatoria dei tunnel italiani più lunghi. Qui una scheda di una delle società che hanno partecipato alla costruzione della strada.

IMPATTO AMBIENTALE. Probabilmente al giorno d'oggi la strada non avrebbe superato la Valutazione di impatto ambientale VIA. Impatto visivo, acustico, trasformazione dei luoghi e del territorio, scomparsa di fauna locale... ma si potrebbe continuare. Un intero fianco della montagna (una contrada conosciuta come Timpi di Gioppu) è stato estratto per realizzare il terrapieno da Rosarno a Cinquefrondi, e le pareti non sono mai state gradonate e piantumate (come il progetto prevedeva). Altri visibili problemi attorno all'imboccatura della galleria della Limina.

IMPATTO MAFIOSO. Nel 1979 venne imposto il coprifuoco (divieto di circolazione in ore notturne, disposto dal Prefetto) attorno ai cantieri della Salcos, nel tentativo di impedire i numerosi attentati a scopo estorsivo. Il senatore Emilio Argiroffi (Pci), presentò sulla questione sicurezza una interrogazione. Numerose operazioni della procura di Palmi negli anni Ottanta hanno avuto per scenario gli ambiti dei subappalti attorno ai cantieri Salcos.

IMPATTO POLITICO. Nel 1981 si registrò una crisi al Comune a causa delle tensioni per la modifica del tracciato. Ecco una interrogazione parlamentare dell'on. Greggi (Gruppo Misto). La vicenda, in breve, riguardava il tracciato, che secondo il primo progetto avrebbe dovuto proseguire dallo svincolo di contrada Alterusi verso Polistena e Melicucco passando a Est dell'abitato di Cinquefrondi. La variante dispose il progetto per come lo conosciamo, con il viadotto che si allunga nella valle dello Sciarapotamo.

IMPATTO SOCIO-ECONOMICO. Dal 1978 fino quasi alla fine degli anni Novanta i cantieri Salcos furono la fonte principale di occupazione per Cinquefrondi. Non sono mancati nel corso degli anni gli incidenti sul lavoro, che hanno causato diverse morti tra gli operai.

SICUREZZA. Quello della sicurezza è un capitolo dolente. Preliminarmente va sottolineato che l'opera viaria è stata concepita e progettata fino al livello esecutivo al debutto degli anni 70, quando le strade italiane erano affollate da Fiat 124, Millecento, 128. Nel 1970 i veicoli circolanti in Italia erano 11 milioni; nel 2006 diventati 39 milioni (Fonte: Repubblica). Inutile aggiungere che i parametri di allora e il traffico di oggi rendono l'infrastrutura estremamente pericolosa per gli utenti. Sono numerosi gli incidenti dovuti alla velocità, data la pendenza; soprattutto sul versante del Torbido è facile assistere a spericolate gimkane a velocità folli. Tuttavia la bomba a tempo è il tunnel di valico. "3.200 metri aperti al traffico nel 1984, dove tutto ha l'aria di essere rimasto agli standard dell'epoca con l'aggravante del degrado" scriveva nel 2007 Maurizio Caprino sul Sole-24Ore. Nel 2005 un temporale provocò un black out durato molte ore durante le quali si spensero illuminazione e ventilazione, e la lista delle inadeguatezze è lunga: dal fondo stradale dissestato e privo di segnaletica orizzontale, all'illuminazione inadeguata. Ma è l'intero percorso a segnare il passo in quanto a infrastrutture di sicurezza: i guard rail sui lunghi (e alti) viadotti sono della stessa taglia di quelli che si troverebbero lungo la statale; gli svincoli sono al buio e abbandonati alle erbacce. A ogni incidente, a ogni massacro, si levano le grida di stampa e amministratori locali. Poi tutti tacciono fino a quello dopo.

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